Il gigante ghiacciato, Ascensione invernale, Il pioniere dello sci alpinismo e altro ancora
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Namah – Un marchio di un’azienda fondata nel 1898, specializzata nella produzione e nell’esportazione di corde e imbracature di sicurezza di alta qualità certificate UIAA/CE.
Curiosità e storia dell’arrampicata
Il Monte Rainier: il gigante ghiacciato del Pacifico nord-occidentale
Il Monte Rainier è la montagna più alta dello Stato di Washington (Stati Uniti) e una delle vette più riconoscibili del Nord America. Con i suoi circa 4.392 metri (14.410 piedi) di altezza, domina l’orizzonte del Pacifico nord-occidentale ed è visibile da città come Seattle e Tacoma nelle giornate limpide. La montagna si trova all’interno del Parco Nazionale del Monte Rainier, un’area protetta nota per le sue fitte foreste, i prati alpini e le spettacolari fioriture di fiori selvatici.
Dal punto di vista geologico, il Monte Rainier è uno stratovulcano attivo formatosi attraverso strati di colate laviche e detriti vulcanici nel corso di centinaia di migliaia di anni. Sebbene la sua ultima grande eruzione risalga a circa mille anni fa, gli scienziati continuano a monitorare attentamente la montagna a causa della sua natura vulcanica e della possibilità che si verifichino grandi colate di fango, note come lahars, che potrebbero interessare le valli circostanti.
Un’altra caratteristica degna di nota del Monte Rainier è la sua estesa glaciazione. Si tratta della vetta più ricoperta da ghiacciai degli Stati Uniti continentali, con oltre due dozzine di ghiacciai che ne ricoprono i versanti. Questi ghiacciai alimentano i fiumi che sostengono gli ecosistemi e le comunità di tutta la regione.
Oggi, il Monte Rainier è una delle principali destinazioni per escursionisti, alpinisti e appassionati di attività all’aria aperta. Ogni anno, migliaia di persone tentano di raggiungere la sua vetta, rendendola una delle sfide alpinistiche più popolari negli Stati Uniti.
Nelle notizie
Ascensione invernale dello Zmutt Nose
Gli alpinisti italiani Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri hanno recentemente portato a termine una straordinaria ascensione invernale della via Gogna-Cerruti sul Naso dello Zmutt del Cervino. La scalata si è svolta il 7-8 marzo 2026 e ha richiesto due giorni di sforzo incessante in condizioni invernali estremamente impegnative.
Il Naso dello Zmutt è ampiamente considerato una delle pareti più impegnative e tecniche delle Alpi. Scalata per la prima volta nel 1969 da Alessandro Gogna e Leo Cerruti, la via è nota per le sue ripide pareti rocciose, il terreno misto e l’elevata esposizione. A causa delle condizioni meteorologiche instabili e della complessità nell’individuazione del percorso, le ascensioni invernali rimangono rare e altamente impegnative.
Della Bordella e Mauri hanno scalato la via in stile alpino, trasportando un equipaggiamento ridotto e muovendosi con efficienza lungo la parete. Durante tutta la salita hanno affrontato tiri rocciosi tecnici, fessure ghiacciate e lunghi tratti esposti, dovendo al contempo fare i conti con temperature gelide e condizioni montane mutevoli.
Il completamento di una via così storica e impegnativa in inverno mette in luce sia l’abilità tecnica degli scalatori sia la loro resistenza. Risultati come questo continuano a spingere i confini dell’alpinismo moderno, onorando al contempo la tradizione dell’arrampicata audace e impegnata in alta montagna.
Prodotto in primo piano
INDUS 9,0 mm: precisione e affidabilità sui terreni verticali
La corda semistatica INDUS 9,0 mm di Namah Ropes è progettata per professionisti e avventurieri che operano in ambienti verticali impegnativi. Realizzata come corda semistatica di Tipo B, offre un equilibrio efficace tra resistenza, maneggevolezza grazie alla leggerezza e durata. Ciò la rende adatta ad attività quali speleologia, canyoning, operazioni di soccorso e lavori di accesso su corda, dove affidabilità e controllo sono essenziali.
Con un diametro di 9,0 mm e un peso di circa 52 grammi al metro, la corda offre un’eccellente maneggevolezza pur mantenendo prestazioni elevate. La sua struttura in poliammide e la guaina a 32 trefoli ne migliorano la resistenza e garantiscono una maneggevolezza costante durante le discese e le manovre tecniche. Una guaina robusta migliora inoltre la resistenza all’abrasione, consentendo alla corda di garantire prestazioni affidabili su superfici rocciose irregolari e in ambienti ad alto attrito, come quelli che si incontrano spesso nelle grotte e sui terreni ripidi.
Ulteriori elementi di progettazione, quali le estremità sigillate a ultrasuoni, un indicatore di metà corda ben visibile e una guaina trattata termicamente, migliorano ulteriormente la durata, la sicurezza e la gestione della corda sul campo. L’INDUS 9,0 mm si distingue come una corda affidabile per l’esplorazione tecnica e i lavori verticali professionali.
Hilaree Nelson: una pioniera dello sci alpinismo
Hilaree Nelson è stata una delle figure più influenti dello sci alpinismo moderno, nota per aver unito l’arrampicata d’élite a audaci discese con gli sci su alcune delle vette più alte del mondo. Nata a Seattle nel 1972, ha sviluppato fin da giovane una profonda passione per lo sci, trasformandola in seguito in una carriera caratterizzata da esplorazione, resistenza e risultati rivoluzionari.
Nel corso della sua carriera, Nelson ha partecipato a più di quaranta spedizioni sulle principali catene montuose di tutto il mondo. Ha costantemente spinto i limiti dello sci e dell’alpinismo d’alta quota, affrontando spesso percorsi tecnicamente impegnativi che pochi atleti avevano tentato prima di lei.
L’Everest e il Lhotse in un’unica scalata di 24 ore. I suoi successi sono proseguiti nel 2018, quando lei e il suo compagno hanno completato la prima discesa sciistica della “Dream Line” dalla vetta del Lhotse, considerata una delle discese sciistiche più difficili mai tentate su una vetta di 8.000 metri.
Nelson è venuta a mancare nel 2022 durante la discesa dal Manaslu, lasciando alla comunità alpinistica un’eredità di coraggio, spirito di esplorazione e ispirazione.
Approfondimenti sul settore
Himalayan Mountaineering Institute: la Mecca dell’alpinismo indiano
L’Himalayan Mountaineering Institute (HMI) di Darjeeling, in India, è uno dei centri di formazione alpinistica più prestigiosi al mondo. Fondato il 4 novembre 1954 da Jawaharlal Nehru, l’istituto è stato creato per commemorare la storica prima ascensione dell’Everest, compiuta nel 1953 da Tenzing Norgay ed Edmund Hillary. La loro impresa ha suscitato l’interesse globale per l’esplorazione dell’Himalaya e ha spinto l’India a sviluppare un’istituzione ufficiale dedicata alla formazione alpinistica.
Situato sul Jawahar Parbat, ai piedi dell’Himalaya, l’HMI ha rapidamente ottenuto riconoscimento internazionale per i suoi rigorosi programmi di formazione e per il forte legame con la comunità alpinistica. Spesso definito la «Mecca dell’alpinismo indiano», l’istituto ha formato migliaia di alpinisti provenienti dall’India e da tutto il mondo. I suoi corsi spaziano dall’alpinismo all’arrampicata su roccia, alla navigazione sui ghiacciai, alle tecniche di soccorso e alla sopravvivenza in alta quota. Il campus ospita anche il rinomato Museo dell’Alpinismo, che conserva attrezzature, fotografie e reperti provenienti da storiche spedizioni himalayane, comprese le prime scalate dell’Everest. Nel corso dei decenni, l’istituto ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la cultura alpinistica indiana.
Più che un semplice centro di formazione, l’Himalayan Mountaineering Institute promuove la disciplina, il lavoro di squadra e il profondo rispetto per i fragili ecosistemi montani: valori che definiscono un’esplorazione responsabile dell’Himalaya.
Scopri l’Himalayan Mountaineering Institute (HMI)
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